Sentirsi Dédie

Domenica pomeriggio qualunque, passeggio con Modigliani.

Non si può restare indifferenti davanti alla bellezza di quei riconoscibili volti oblunghi con i loro occhi colmi del nulla, entità vacue la cui fisicità rappresenta bellezza estrema, estetica allo stato puro.

Incontro per primo il ragazzo dai capelli rossi; nelle tinte pastello dei suoi abiti e del suo volto vi sono ritorni cromatici che tracimano tra sedia e vestiti e mani, da sopra a sotto, gli occhi grigi sono lo specchio del vuoto intorno, della parete, e non vi sono espressioni che possano suggerire uno stato d’animo. Lui è solo, mani poggiate sulle proprie cosce, a colmarsi del nulla della vita. Chiunque può immedesimarsi in questo omino dalle evidenti orecchie sporgenti, intento a non fare niente. Lo stesso autore, tubercolotico e povero, avrà rivisto la sua figura in quell’attimo fisicamente inerte dove solo il pensiero è sovrano.

Vado oltre, saltello tra opere in pastello sino ad incontrare il Nudo Allungato. Una figura di unico tratto. Una linea di corpo sola, come un getto di lapis blu. E poi, lo studio simmetrico del volto. Una perfezione commovente e ricercata, la figura esce dalla tela come fosse una incisione orizzontale, asessuata ma sensuale, come l’opera antistante, Ermafrodito, con le sue movenze fanciullesche e la goffaggine del suo esser un chiunque.

La Donna seduta invece ha un occhio solo che vede: è un occhio che ha il colore dell’ombra. Nel suo guardare quel qualcosa vi sono asimmetrie e regolarità che richiamano il tratto distintivo dell’artista, evidente è il significato più profondo che emerge, che solo una donna conscia di esser tale può intendere. Si riprende la frase ‘perché con un occhio guardi il mondo, e con l’altro guardi dentro di te’. L’equilibrio tra verità e convinzioni, accettazione, a volte, compromesso altre.

Le contaminazioni di gusto africano sono persistenti, e gli artisti presentati per corrente di gusto o scuola francese sono una scoperta da approfondire. Brâncuşi e la sua donna che si guarda allo specchio mi stupisce, nella sua finezza che poco si discosta dall’amato Rodin, benché frutto di corrente reazionaria filo-Gauguin e pertanto antitetica rispetto allo scultore eccellente.

Seguito la mostra, I quadri bohème.. Chagall, Soutine. Il primo soprattutto con la sua casa nel viale, olio su tela, olio crudo e verde, in tutte le sfumature e per tutte le profondità, anche nel focolare al termine del viale. Immagine con colore vivido da trasmettere movimento della natura che la tela accoglie, e la cornice diventa uno schermo, e quel che si vede all’interno è uno spettacolo dove solo le nuvole e il cielo sono sprazzi grigio blu, quasi impercettibili, quasi inutili. In un ritratto di famiglia poi, in un abbozzo di tela grezza, si spostano simbolismi interpretabili sull’amore, le unioni e la fedeltà, l’impegno devoto familiare, cultura ed esoterismo, in una condizione di tempo scandito dalla pendola che ricorda il passato e rintoccherà ogni futuro.

Come sempre, non riesco neppure ad affacciarmi ai significati delle opere cubiste. Ne rimango estasiata ed attratta dalle successioni cromatiche e geometriche ma non riesco realmente a possederle. Mi mancano gli sguardi, gli oggetti che sbucano quasi muovendosi, nella perfezione della loro definizione e luminosità di colore a olio.

Limite o paura, mi allontano da questi quadri come un qualcosa di occulto avesse guidato le mani del loro autore, come se le droghe o l’alcol che potenzialmente lo stesso avesse assunto dovessero finirmi in corpo tramite il bulbo oculare: la mia visione si sforza, ci prova, giunge quasi a decifrarli..e infine il timore ha il sopravvento. In questa fuga, cercando sollievo, mi imbatto negli occhi della Donna con scialle di Kisling. Sono occhi che non dimentichi, quelli. Sono quelli che ogni donna desidererebbe avere, grandi e neri. Un viso semplice e piccolo il suo, un muro e tante foglie verdi dietro lei, un corpo minuto, con uno scialle colorato. Ma nei suoi occhi si vede l’infinito; ti catturano e in un attimo ti trovi in una strana Isola asiatica, con questa donna dai tratti semi-orientali che ti accompagna in un mondo colorato, nella compostezza tipica di questo popolo che ha tanta storia alle spalle, molta vita da raccontare.

Ma è l’ultimo incontro quello più saliente, il Ritratto di Dédie. Cosa ci sia esattamente dietro quel viso non l’ho davvero capito. Lo sguardo pare malinconico.. E se fosse rassegnato? Le mani in quella posa, sono mani di attesa speranzosa o sinonimo di contenimento di tensione? Credo sia uno sguardo irripetibile, come il sorriso della Gioconda. Dédie nelle mie mani diventa una donna che attende l’amato, un soldato al fronte. I suoi pensieri spaziano, tra il desiderio di rivederlo e l’ansia del pericolo che sta affrontando, l’incapacità di essere utile a se stessa, in quel momento, ad esaudire il sogno della vita. È bella lei, si è truccata le labbra e fatta una bella acconciatura; lo fa tutti i giorni, aspettando il suo ritorno. Quante cose vorrebbe dire lei con quell’espressione; quante lettere ha scritto, quanti giorni da mattino a sera vestendo quel velo di belletto avrà da raccontargli prima o poi.

Se La osservi, e la osservi bene, la sola cosa che ti viene da dire è ‘tornerà’, per alleviare le pene sue di lei, ed anche le tue.

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