I’m your sacrifice

Non credo di essere mai stata brava a far soffrire qualcuno.

Almeno, non quanto il mondo ed alcuni dei suoi abitanti hanno fatto con me.

Ed è forse per questo motivo che nessuno prova realmente affezione morbosa verso me: perché le persone si legano, in fondo, ai loro aguzzini sentimentali.

Le storie che ho chiuso son dall’adolescenza sono state sepolte nel fondo dei cassetti dove ripongo tutto quanto non mi serve, e benché l’educazione mi porti ad una forma di rispetto, ho archiviato ogni forma di sentimento, salvo per amicizie importanti divenute relazioni, tornate amicizie e preservate come tali.

In quelle che per vari motivi si sono interrotte bruscamente, nessuno strascico..ognuno è tornato alla propria vita con più esperienza e qualche ammaccatura alla scocca del cuore.. come al termine di una preghiera, ‘così sia’, la vita prosegue e anni dopo, decenni magari; una parola ed un sorriso non si negano, ma il ricordo è sfocato, l’entusiasmo assente.

Perché capita anche ai buoni di litigare, capita anche a noi di avere una antipatia ed evitare qualcuno.
E capita anche alle persone fragili di costruirsi una corazza, una bella cotenna inossidabile utilissima in tutti i frangenti, l’abito adatto a tutte le stagioni. La gente la vede e pensa che tu sia indistruttibile. Invece è come un bel vaso di terracotta, la cui laccatura esterna luminosa pare copertura di un contenitore rigidissimo. Dentro poi, invisibile si snoda una ragnatela di fratture che da capo a piede segmenta tutto, e se solo ti azzardassi a spostarlo, ti troveresti con in mano un pugno di cocci.
Perché noi diciamo si anche se dentro ci chiediamo ‘perché?!’, e ‘no’ sarebbe stata la risposta più opportuna; ma noi non diciamo mai no.. perché no è brutto, scortese, ci fa sentire in colpa, imprecisi ed approssimativi.
Non abbiamo la forza di farci sentire fino quando qualcosa in noi non esplode, e dobbiamo arrenderci ad un mare di rabbia che esce tra i singhiozzi, ma una parte di noi comunque non si arrende e tiene i pugni stretti a contenere quello che pensiamo potrebbe distruggere chi ci sta davanti.
Invece l’errore forse ancor più grave del trattenersi, è proprio questo.
Pensare che al nostro interlocutore interessi tutto questo…rimarrà forse colpito dal vederci scossi, dispiaciuto se  si accorgerà di essere il generatore di questo dissesto. Ma la nostra contenutissima onda di piena determinerà solo un virgulto di stupore.
Tra tutte le cose che vorrei, che sono tante, la prima sarebbe quella di poter agire come una sfrontata menefreghista. Sarebbe davvero una svolta!
Sbatter la porta, chiudere senza lasciar replica una telefonata ad una persona cafona, ribellarmi ad una persona maleducata quando questo avviene.. invece di cercare di ragionarla.
Mi ritrovo invece ad inglobare le brutture del mondo e liberarmene quando mi trovo sola con Tiersen nelle orecchie. E rido e piango sdraiata su un telo, in un campo, tra una vigna ed un pino, nascosta da tutti, fuori dai miei tacchi alti, ringraziando il mascara waterproof, maledicendo l’imperfezione del mondo.
Che poi la vita è tutta lì.
Un ammasso di forze che si contrastano, e l’unica forza assente, è quella che agogno di avere.
sacri
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