Non c’é trippa per gatti, ma per curiosi SÌ!

Ho visto un posto dove gli studenti escono da scuola e non vanno al Mac Donald
e dove le serate “postoinprimafilatv + Champions” non hanno per menù hotdog patatine e birra.
Non era un sogno, bensì Firenze.
A scalzare american food e teutonici salsicciotti vi è sempre un sandwich, dal contenuto spiazzante: il LAMPREDOTTO, comunemente definito “trippa”.

Bazzicando per le vie di città, si incontrano i lampredottai che con i loro chioschi ambulanti servono questa delizia pizzicata tra fette di pane toscano (non salato) irrorato da un poco di brodo di cottura, aggiustato con sale pepe e olio. Evitare le code in orario intervallo scolastico e merenda, lo dico per voi, sono presi d’assalto!

Mi faccio un regalo e decido di raggiungere il “profeta” del lampredotto: LUCA CAI per una chiacchierata in merito.
Appassionato e intraprendente chef Luca spazia estrosamente dalla “cucina di strada” alla “bistronomia” fiorentina presso il Magazzino (e caro Aizpitarte ti informo che qui il menù non è fisso e le portate che sono in grado di mangiarmi sono più di 5)!

Ecco quanto ci racconta:
Luca, è stupefacente ‘sta storia del lampredotto come piatto intergenerazionale!

“La cucina italiana e quella Toscana in particolar modo, è famosa per la capacità di recuperare gli “avanzi”, o meglio, di evitare sprechi: questa attenzione all’utilizzo di materia prima ha consentito nella storia di ottenere piatti che ancora oggi fanno parte della gastronomia tipica toscana, ed il Lampredotto è una delle pietanze tradizionali più amate, da grandi e piccini”.

Nella tua Osteria, “Il Magazzino”, la trippa la fa da padrone e molti sono gli articoli di riviste specializzate che ti riguardano. Possiamo dire che è “tornata di moda” la trippa?

“Si è scritto tanto della trippa, ma sarebbe forse più giusto che le parole in merito lasciassero il posto alle sensazioni che questo affascinante prodotto è capace di regalare. È proprio questo l’intento illustrandone le diverse tecniche di utilizzo e le sue molteplici occasioni di consumo. La trippa torna di moda sì, se si riesce ad andare oltre al pregiudizio che si tratti di una “frattaglia”, se si conoscono le capacità nutrienti, se si ha voglia di sperimentare per portare il lampredotto fuori dal panino per gustarlo in modi diversi… anche eccentrici perché no!”

Ribollita, minestra di pane e la bistecca fiorentina, anche questi sono piatti tipici, i primi due fanno parte come la trippa della “cucina povera”. Perché il Lampredotto ti ha conquistato così tanto?

“Il desiderio di un ristoratore fiorentino che si trova tra le mani un gioiellino di osteria in un angolo di Firenze grazioso come questo, è ovviamente quello di servire a clienti locali ed esteri i piatti della tradizione. Il lampredotto oltre soddisfare questa volontà mi dava l’occasione di sperimentare e interpretare in modo diverso una materia prima che tutti conosciamo. Nessuno si era avventurato ancora in questo studio, e così mi ci sono cimentato e la passione si è amplificata ad ogni nuova ricetta con protagonista la trippa che riscuoteva il consenso e l’apprezzameto dei clienti”.

Luca al lavoro!

Le richieste di cucina a 4 mani che provengono da molte parti del Mondo, hanno portato Luca a viaggiare

molto e a scoprire nuove possibilità di “contaminazione gastronomica”, stimolanti e creative per il fautore

e, vi garantisco, deliziose e stupefacenti per un attento degustatore!

Ve ne accorgerete continuando nella lettura.

Infatti Luca supera se stesso svelandoci le ricette per un menu completo a base di Lampredotto. Io lo

ringrazio infinitamente per la sua disponibilità e simpatia e a tutti consiglio 4 cose:

– andare a trovarlo ed assaggiare le sue specialità, quindi TRIPPERIA IL MAGAZZINO, PIAZZA DELLA PASSERA, FIRENZE
– la visione del video dove Luca ed il socio Alessandro, assistiti da una professionale Claudia Tartani che ci illustra la cantina, ci raccontano dell’Osteria, della sua storia, dei suoi piatti con bevute indimenticabili!
– Seguire le ricette di Luca e provare qualcosa di nuovo per una cena squisitamente toscana
– Tornare qui per lasciarci un commento o la vostra interpretazione della trippa.

Antipasto: Polpettine Di Lampredotto  – x 4 persone –
400 gr. Di lampredotto (recuperato dalla pentola la sera prima a chiusura della cucina o tolto dalla stessa per la troppa cottura), unitevi due belle patate lesse, una carota e una zucchina, anch’esse lessate (in osteria facilmente si lessano le verdure e si usano come contorno) , macinate il tutto con un uovo, 2 o 3 cucchiai di parmigiano, sale e pepe. Da questo impasto fatene delle polpette, impanate con del pan grattato e friggetele in olio di semi.
Servitele ben calde e accostatevi, a piacere, un po’ di salsa verde o altre salse a piacimento!

Primo piatto: Ravioli Ripieni Di Lampredotto

Ritornando a seguire le indicazioni delle polpette, riprendere lo stesso mix, aggiungendoci della noce moscata usate questo impasto come ripieno di ravioli.
Questi devono essere belli grandi sui 50/60 gr. E tre a porzione bastano.
Condite con vellutata di verdure a seconda della stagione (esempio carciofi o cipolla di Tropea, sempre con un po’ di pomodoro ma poco).

E da questo impasto cosa ci facciamo di Secondo?

Qui scatta la fantasia più estrema. Avendo affascinato il Giappone con i piatti prima citati,aggiungendoci l’ innovazione e la voglia di sorprendere il cliente appassionato, nasce il SUSCHI DÌ LAMPREDOTTO  (n.b. deve essere scritto proprio così!)  dalla fantasia di un viaggio di lavoro a Tokio, (esperienza indimenticabile ) applicando tutte le tecniche giuste per far si che il piatto risulti proprio nato in Giappone con un ingrediente esclusivo di FIRENZE.
QUI NON SPIEGHERO’ COME FARLO…vi aspetto per provarlo!

Vino della casa, con traduzione internazionale...

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